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20 Maggio
PhD in Piazza! Anche ieri – per il terzo anno – e nonostante le fatiche (e qualche ritardo) abbiamo fatto una bella cosa e di nuovo. Forse il 5 x 1000 renderà sempre meno (è una misura del calo dei redditi...), forse, ma mettere i dottorandi fianco a fianco e farli parlare tra loro e con la gente serve a loro e a noi e alla gente, serve a fare uscire l’università da aule e laboratori e a portarla in mezzo alle persone. Non più Town & Gown quindi, non più separati in casa. E poi la presenza come istituzione lavora nel tempo e lavora sul senso di appartenenza e di utilità sociale.
Ringrazio a quanti in FAM e ARIC, apertamente o in backstage hanno lavorato a tutto questo.
Il prossimo passo per la valorizzazione del Dottore di Bologna sarà la prima cerimonia pubblica di conferimento del titolo di PhD che faremo in Piazza Maggiore (ancora la Piazza, cuore della Città). Nessuna "americanata", non è questa l'idea né l'intenzione, ma il senso visibile - comunicato - del raggiungimento del massimo titolo di formazione che una università del mondo può consegnare.
Dario Braga
19 Maggio
una ininterrotta diversa settimana da prorettore 14 giunta dei prorettori per i processi da sistemare e ravviare e i regolamenti da ricercatori a td ancora da modificare e poi tavolo regione università bandi di “area 3 formazione alle ricerca” e prospettive varie ma per me sarebbe utile finanziare la formazione alla progettazione di ricerca europea nonostante l’enorme quantità e qualità di ricerca di base e applicata l’area sanitaria è percentualmente poco presente nei bandi europei Horizon 2020 riguarda anche loro e anche gli ospedalieri 15 Bruxelles per la costruzione della knowledge innovation community un po' di lobbying around incontri con unioncamere e funzionari italiani e anche delegazioni regionali Puglia e Trentino Alto Adige pioveva e faceva freddo Brx è una città poco friendly e poco ordinata con un traffico indiano o cinese l’incontro con i parlamentari europei è stato faticoso e di dubbia utilità ma si doveva fare vediamo la cosa straordinaria è semmai quanta parte dei bei ragionamenti si infrangano contro le logiche di bottega anche lì ogni mondo è paese e suppongo che il cuore europeo batta come un cuore medio 16 con il CIRI energia e ambiente e lì a fare un po’ “sentire la presenza” dell’università e guardare in faccia e farsi guardare in faccia dai tanti assegnisti e ricercatori che abbiamo assunto per fare “ricerca industriale” ma è difficile fare ricerca industriale e avere a mente la propria collocazione all’interfaccia tra chi fa ricerca accademica ed esigenze spesso enunciate ma poco identificare di fare ricerca da parte delle imprese noi noi UniBo siamo lì anche per costruire opportunità future per questi giovani costruire opportunità che chi poi è in grado di sfruttare sfrutterà non certo per garantire che una volta entrata da quella porta o qualunque altra poi dalla scatola non si esca ma è dura perché l’idea che ci si debba costruire da sé non è ancora DNA incontro importante con la Johns Hopkins University e il dr. Doshi “head hunter” per il ANL in cerca di ricercatori e di collaborazioni da avviare tra JHU-ANL e UniBo roba bella intanto vediamo chi si manifesta (un po’ il problema che abbiamo a UniBo è che non puoi contattare tutti ogni volta perché non funziona e nemmeno però riesci a contare su una azione mirata e selettiva dei direttori di dipartimento perché il più delle volte non ritengono che stimolare i propri ricercatori a farsi avanti rientri nei loro compiti inefficienza di sistema che porta a perdere opportunità e a “isolare” le comunità nei dipartimenti poi la riunione GENOMICA per unire tutti coloro in ambito sanità (sia azienda sia università sia IRCCS) ha strumentazioni per il sequenziamento del genoma da mettere in rete dal discovery alla diagnostica basata sulla genetica una bella avventura che potrebbe portare alla costruzione di un aggregato forte e attraente e a un gioco di squadra per me è facile coordinare tutto questo perché sono super partes e non conosco abbastanza delle relazioni storiche il che aiuta 17 visita a una azienda con giovani del laboratorio a vedere come meglio interfacciarsi per usare il know how che abbiamo messo insieme per imprese comuni e finanziare la ricerca di base che ci serve sempre e comunque nel frattempo si faceva il CdA di UniBo operazione non complessa anzi direi semplice commentare non mi serve visto che non ho avuto modo di esprimere opinioni qualche sorpresa l’ho avuta lo ammetto anzi forse più di una ma forse potevano essere anche di più ho in mente molte cose stimolanti sarà interessante vedere come reagirà il nuovo sistema dei poteri 18 T3Lab e rivamping del consorzio Unibo Unindustria l'oggetto è ben fatto e strutturalmente in grado di funzionare e anche di crescere se tanto tanto lo spersonalizziamo un po’ è sempre meglio che ci sia ricambio perché i cicli di interesse delle persone sono in genere di tre o quattro anni adesso ne vogliamo fare una struttura attiva nello “scouting” di domanda di ricerca da parte delle aziende e nell’accompagnamento alla presentazione di progetti europei un saluto a un bel convegno "Hospice & Multiculturality. Radici storiche e modelli organizzativi degli hospice nel contesto internazionale" al fondersi e confondersi dell’umanità degli studi e dell’umanità della scienza quando si inchina davanti alla sofferenza e la accetta per trattarla come tale e non per negarla ma poi sono salito per la prima volta nella mia vita da bolognese sulla Garisenda un risultato inatteso dell’organizzazione dei “ricercatori parlano alla città” tanti gradini quasi una metafora per molti ma poi quando sei in cima vedi la città di bologna che rimane bellissima e vedi l’altra torre che è rimasta più alta così un po’ vale per la consegna dei riconoscimenti agli emeriti in santa lucia dove sono potuto rimanere solo per metà per andare a stringere le mani e vedere le facce sorridenti dei nostri dottorandi in piazza del Nettuno a mostrare la loro ricerca a chi passava di lì sempre bellissima la piazza e bellissimi tutti loro e tanti amici sono venuti assessori che oggi posso abbracciare e colleghi e persone altre che si stanno impegnando – questa mattina si continua e poi finalmente
8 Maggio
Il prato non c'è più
Quando uscirono da scuola cinque giorni fa i bambini delle scuole Zamboni non credettero ai loro occhi: il loro cortile tutto sassi e cemento trasformato in un prato verde – un prato VERO, di erba non di plastica. Ero lì anch’io li ho visti: erano felici come … bambini. Hanno pensato che fosse per loro, certamente, e per chi poteva essere un bel prato verde come si vedono solo nei film? Poi il prato verde è stato usato (per fare e dire tante belle cose durante il green social festival su sostenibilità, risparmi energetici, ambiente, sprechi ecc.) e poi il prato verde è stato smontato e portato via. Il cortile è tornato quello che era: sassi su cui non cadere, guai mai. Come faccio a spiegarlo a Fabio di anni “quasi 9”che i prati compaiono e scompaiono? Che c’è chi ha i soldi per mettere i prati e poi ha anche i soldi per portarli via e lo fa mentre si parla di sprechi e di nuovi modelli di sviluppo? Non ci provo nemmeno. In fondo lui sta leggendo Harry Potter. Ipocrisie del nostro tempo. In fondo era meglio non fare vedere ai bambini delle scuole Zamboni come poteva essere la loro scuola … con il prato? Green for one day.
DB
5 Maggio
Sul Sole 24 Ore di oggi un mio intervento sul tema dell'uso della lingua inglese per i corsi universitari
ecco il link CLICKA QUI
Inglese in aula: se c'è "bilinguismo sociale"
La notizia che il Politecnico di Milano ha deciso di avere lauree magistrali e dottorati in lingua Inglese ha prevedibilmente creato fronti di “favorevoli” e “contrari”, molte polemiche e tanti distinguo. Io vorrei qui portare un diverso punto di vista e, se possibile, sollevare un diverso tipo di problema.
Partiamo dall’uso della lingua inglese. E’ quasi superfluo osservare che le grandi università generaliste hanno un orizzonte molto più complesso in termini di interessi rappresentati e di aspettative di quello osservato da un politecnico. Le scienze umane, sociali, giuridiche, ma anche le scienze mediche (e i medici fanno ricerca internazionale e pubblicano in inglese, ma parlano anche con i pazienti), la pedagogia, la psicologia, la veterinaria, e le discipline linguistiche ecc. difficilmente possono essere forzate al monolinguismo inglese. Per molte discipline poi, la relazione con il territorio è troppo stretta e la necessità di essere attraenti in casa propria oltre che all’estero è molto forte. Quindi “no hard and fast rule” nell’uso dell’inglese ma una scelta modulata sulla prerogative della disciplina insegnata, sui profili professionali che si intendono formare e sulla composizione dell’aula (ha senso che un docente italiano insegni in inglese a studenti italiani?). Sono sicuro che su questi punti c’è facile accordo.
Il secondo punto è più delicato. Se l’uso dell’inglese ha lo scopo di rendere più appetibili i nostri corsi e non c’è dubbio che si tratti di uno scopo importante allora bisogna chiedersi se questo sia sufficiente. Cosa potrebbe attrarre uno studente internazionale verso i nostri corsi e laboratori? Sarei portato a rispondere ‘esattamente le stesse cose che portano i nostri studenti a voler studiare all’estero’. Queste cose sono: a) la reputazione delle istituzioni ospitanti, b) l’importanza percepita di formarsi in quel certo laboratorio per via dello spessore dei suoi docenti e della rilevanza dei temi trattati/studiati, c) la possibilità di fare esperienza con attrezzature e strumentazioni scientifiche avanzate, o di frequentare biblioteche fornite (e di poterlo fare in qualsiasi momento della settimana), o laboratori che consentiranno una formazione d’avanguardia, e quindi, d) l’idea di poter acquisire competenze che andranno ad arricchire il curriculum vitae dello studente/ricercatore e lo renderanno più competitivo nel mercato del lavoro. Questo primariamente, poi - se ci si capisce senza fatica - meglio.
Ma non è finita qui. C’è un terzo elemento. I corsi possono anche essere insegnati in Inglese ma è anche importante un contesto di “bilinguismo sociale” come avviene all’estero. Serve che gli studenti internazionali incontrino una amministrazione bilingue, città bilingue e ambienti bilingue. Se tutto il resto intorno rimane monolingua può addirittura avere più senso per lo studente internazionale imparare l’italiano, che tanto gli servirà comunque. Infine, serve una organizzazione della accoglienza e della residenzialità, servono strutture e luoghi dove gli studenti internazionali e i ricercatori possano alloggiare (spesso con le loro famiglie), servono servizi adeguati e norme che agevolino l’ingresso di forze intellettuali extracomunitarie con gran beneficio della convivenza civile.
L’obiettivo di internazionalizzare le nostre università (e un po’ anche le nostre città) è un obiettivo strategico al cui raggiungimento dovrebbero concorrere tutti gli stakeholders.
E’ difficile parlare di investimenti in tempi di derivate negative, ma se si riconosce che con la partita della internazionalizzazione se ne giocano contemporaneamente diverse altre (innovazione, sprovincializzazione, apertura di nuovi mercati, networking ecc.) allora forse si può porre questa partita al top puntando risorse convergenti pubbliche e private su strumentazioni e infrastrutture di ricerca e studio, sulla ricettività e sulla visibilità nel mondo delle nostre università. Altrimenti lo sforzo lodevole di rendere più internazionale la nostra offerta formativa offrendo corsi in Inglese rischia di essere vano.
28 Aprile
Breaking News:
E' stato costituito il Comitato Nazionale di Garanzia della Ricerca - CNGR. Ne fanno parte Angelos Chaniotis - storico-archeologo - Heidelberg; Annamaria Colao - endocrinologa - Federico II; Claudio Franchini - giurista - diritto pubblico - uniromea2; Sangiovanni Vincentelli - ingegneria elettrica - Berkeley; Francesco Sette - fisico - Grenoble; Vincenzo Barone - chimico - Normale Pisa; Daniela Cocchi - statistica - Unibo.
Nuovo Senato
Settimana importante per l'Università quella che si è conclusa. E le mancava anche un giorno. Il vecchio Senato si è riunito per l'ultima volta e il Ministro Profumo è venuto a incontrarci.
Per il Senato non si può parlare di passaggio di consegne: il nuovo Senato non è nuovo solo nelle persone (anzi, ci sono parecchie permanenze e rientri...) ma è certamente nuovo nella composzione di fondo: non ci sono più i Presidi. I Presidi. I Presidi hanno costituito l'impalcatura del potere accademico in questi anni rappresentando in maniera diretta le comunità accademiche di riferimento. Trattandosi di una rappresentanza ex officio in Senato e non di elezione di secondo livello, i Presidi hanno portato necessariamente in Senato una delega diretta - di natura quasi "sindacale" - a rappresentare gli interessi della facoltà di appartenza. Il proliferare dei corsi e il multicampus hanno creato, tuttavia, enormi asimmetrie nei livelli di rappresentanta del corpo accademico di riferimento: molti presidi per una stessa disciplina/area (es. economia, scienze politiche, ingegneria), presidi di facoltà piccolissime più piccole di alcuni dipartimenti (statistica, scienze motorie, chimica industriale) e facoltà enormi (scienze, lettere, medicina) per le quali un solo preside rappresentava non soli i tanti ma i tanto diversi. Ai 23 presidi andavano aggiunte le rappresentaze di direttori di dipartimenti e di docenti su base d'area. Rappresentanze, non me ne vogliamo i colleghi, molto spesso inefficaci (molto spesso ma non sempre!) perché collegate in modo incerto con i "presìdi ex-officio" dei Presidi. Rappresentanze spesso ridotte a ruoli di verbalizzatori impropri delle discussioni senatoriali ma in questo spesso svolgendo un ruolo supplente nella diffusione della informazione. Un Senato sproporzionato e fortemente disomogeneo, quindi. Tempo di cambiarlo. Vediamo ora il nuovo. Intanto è un Senato dove non ci sono membri ex-officio: tutti i membri del SA sono eletti e questa è già una grossa differenza. Si potrà dire che le "aree elettorali" non sono particolarmente omogenee ma rimane il fatto che tutti i membri - e i "numeri" delle elezioni del Senato lo hanno dimostrato - rappresentano un elettorato vasto e rimescolato in quanto ad appartenze. Nessun rappresentante in SA può a ben vedere considerarsi eletto esclusivamente dal proprio dipartimento o dalla propria comunità disciplinare, quindi c'è da aspettarsi che nessun senatore si senta il delegato di una comunità disciplinare o di un dipartimento e quindi c'è da pensare che sarà più semplice porsi dinanzi ai problemi e alle scelte con una visione complessiva. Questa è una conseguenza positiva. Per il resto vedremo.
DB
20 Aprile
Bé, alla fine il nuovo Senato è abbastanza nuovo. Bisogna ammetterlo. La maggior parte degli eletti non è mai stata in Senato, e molti sono i ricercatori e molte sono le colleghe (11 su 28). Anche laddove c’è stata competizione elettorale, è stata competizione ben fatta e i “vinti” non sono veramente vinti. Insomma è un Senato che potrebbe ora porsi veramente come un interlocutore importante del Rettore e come un decisore influente rispetto al CdA.
Quello che aspetta il Senato è non già la gestione di una nuova governance, ma la gestione di una scomposizione e ricomposizione dell’intero ateneo. La L240 – a pochi è sfuggito – ha forzato transizioni impensabili, fusioni dipartimentali e fissioni, operazioni non indolori, sicuramente complesse (e che richiederanno tempo per essere assorbite). Penso all’area di medicina che forse più di altre ha saputo ricomporsi su una nuova “schermata”, ma penso anche all’area delle scienze umane. Insomma – l’Ateneo riparte su una base nuova. Qualcuno ha detto “cambiare tutto perché nulla cambi” … può essere. E’ uno sport nazionale. Ma ci sono elementi totalmente nuovi e vanno sfruttati. Questo nuovo senato ha una responsabilità grande, quello dell' imprinting, quello della prima volta...
14 Aprile
“E noi?” - mi scriveva un collega qualche giorno fa riportandomi questa notizia: “Il Politecnico cancella l'italiano A Milano l'inglese unica lingua. “L'obiettivo: ‘Rispondiamo alle esigenze delle imprese e dei giovani che cercano lavoro sul mercato mondiale’. La ‘rivoluzione’ dal 2014 nel biennio finale e nei dottorati per studenti e docenti. Il processo di anglificazione dell’università italiana ha fatto il suo salto di qualità al Politecnico di Milano. Qui, dal 2014, «l’intera offerta formativa magistrale», vale a dire biennio finale e dottorati, saranno «erogati» in lingua inglese. Detto - ancora per poco - in italiano, significa che dopo il triennio di base non ci sarà più il «doppio binario» dei corsi nelle due lingue ma solo nell’inglese. Docenti e studenti hanno due anni di tempo per prepararsi, poi chi si iscriverà all’ateneo milanese saprà a che cosa va incontro.” Ecc.
“ E noi? Noi no, perché l’Università di Bologna non è un politecnico, non è monoculturale, non si occupa solo di tecnologia”. Cito il punto perché è emblematico. L’Università è il luogo delle differenze. Non comprendere questo vuol dire sbagliare il paradigma sul quale si costruisce tutto il resto.
All’università si studiano le agenzie di rating come si fanno i trapianti di fegato, come si studiano i new media, si parla di biocarburante ricavato dalle piante di scarto, e si studia la materia oscura dell’Universo, si pubblica sulla filosofia del linguaggio, e sul cyber bullismo, e sul viaggio delle anguille verso il mar dei Sargassi, così come si fanno scavi archeologici in Turchia, e si studiano le ricadute della corruzione ed illegalità sull'economia e sulla società, e i movimenti migratori della fine ottocento, mentre si cercano nuovo molecole contro l’Alzheimer, e si studiano i comportamenti alimentari dei bambini, e come promuove l’inclusione sociale ecc. ecc. ecc. … e potrei proseguire per 3000 argomenti di ricerca. Questa è l’università. Qualsiasi pretesa di costringerla in un unico modello di rappresentazione è sbagliata.
Tutto questo però è anche differenza a) nel modo di produrre risultati di ricerca (il lavoro del singolo verso il lavoro del gruppo), b) nel modo di divulgare (la pubblicazione breve ma frequente verso la monografia), c) nei tempi della produzione (pochi mesi per scrivere – ma non per generare l’informazione - verso molti anni), e (d) anche negli obiettivi e ricadute del lavoro di ricerca (brevetti, terapie, formazione) e quindi è anche differenza nei modelli di valutazione e, anche differenza nei modelli di finanziamento, nella capacità di fund raising, nella capacità di attrazione ecc.
Tutta roba per il nuovo Senato accademico e per il nuovo CdA in tempi di “derivate negative” – non sarà partita semplice.
Due eventi interessanti della prossima settimana (e che si collegano al paradigma della diversità)
Martedì si parla di valutazione della ricerca a statistica con la discussione del libro "Valutare la ricerca scientifica. Uso e abuso degli indicatori bibliometrici", di Alberto Baccini, 17 aprile, ore 16.30, Facoltà di Scienze Statistiche , Aula magna
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Venerdì 20 invece a Roma alla Treccani si parla di ricerca umanista e scientifica
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8 Aprile 2012
Non ero mai stato in Serbia e ci tornerò. Certo fa effetto girare per una città grande come Belgrado con edifici distrutti dalle bombe italiane qua e là. Ma non c’è risentimento – almeno non l’ho avvertito io – ma io ho parlato solo con universitari, uno spaccato di mondo serbo certamente molto parziale. E poi l’università di Belgrado, 90000 studenti, roba grossa come UniBo, e l’Università di Kragujevac nel cuore della Serbia. Ho incontrato Rettori e Prorettori sia a Begrado sia a Kragujevac per parlare di cosa facciamo noi per sostenere la ricerca e per procurarci finanziamenti e per vedere cosa possiamo anche fare insieme con le loro università. Già parecchio c’è soprattutto nell’ingegneria meccanica, ma anche in altri settori (agraria, scienze sociali). Molte le domande sul Bologna process: l’ingresso previsto a breve in EU della Serbia comporterà l’adozione dello schema comune.
Ma io ero lì per il Balkan Youth Forum: giovani selezionati provenienti dai diversi paesi balcanici e non solo (15 nazionalità erano rappresentate) nel cuore del parco dedicato alla memoria dell’eccidio di parte nazista di 700 giovani serbi, per lo più studenti. I giovani del BYF erano lì per discutere del destino dei loro paesi e anche del loro e di come affrontare insieme “la grande crisi”. Insomma molti simboli intorno alla necessità di ricucire oggi i rapporti in una generazione che ha visto il lato oscuro dell’uomo manifestato appieno nelle loro case e nelle loro città fino a pochi anni fa. Ma la loro domanda è la stessa che fanno i nostri studenti… “che fare?”. Domanda mal posta e che spaventa perché la realtà è un’altra… In fondo dovrebbero essere loro a dire a noi cosa fare. Sì, forse questa è la differenza principale che ho visto incontrando gli studenti cinesi a Pechino o gli indiani a Bangalore ecc. Questi ultimi sanno perfettamente cosa fare e che obiettivi hanno in mente. La spinta evolutiva è dentro di loro, ed è questa forse la cosa più importante che dovremmo ritrovare qui. La sola cosa positiva che si può fare è dire loro che il futuro è nelle loro mani. A noi il compito non impossibile di creare condizioni perché chi ha gambe per correre possa correre, chi ha filo da tessere possa tessere, chi ha idee da mettere in gioco lo possa fare senza dover “pagare dazio” a una generazione che fin qui “ha visto un bel mondo” e che dovrebbe fare un o forse anche due passi indietro.
Buona Pasqua (e buon compleanno Dario)
3 Aprile 2012
Orientare la ricerca verso l'applicazione e l'innovazione per intercettare le richieste del mondo produttivo può anche andare bene, almeno in certi settori, e può servire ad accrescere le possibilità in H2020, ma se poi a mancare è la domdna di ricerca? Elaboro un po' questo concetto in questo intervento sul Sole 24 Ore (click qui)
31 Marzo
Riporto anche il testo dell'intervista che mi ha fatto Ilaria Venturi sulla La Rep di Bologna (CLICKA QUI) sul tema del precariato e dei reclutamenti. La generazione rimasta in mezzo al "cambio di derivate" deve essere la nostra priorità, me think.
Elezioni per il Senato. Poco o nulla si sente e si legge in termini di idee e proposte. Qualche intervento più o meno polemico sulla stampa, più provocazioni che altro. Nemmeno ci si prova più, si direbbe. Eppure che la trasformazione in atto non è da poco. Vedete, non è tanto perché è cambiato lo Statuto dell’Ateneo, o perché cambiano le “constituencies” (e su questo ho scritto qualche settimana fa) o perché cambia la gerarchia tra gli Organi Accademici, o perché cambia l’intera struttura, il numero e l'organizzazione dei dipartimenti, la distribuzione di competenze e la “catena di comando”, ma perché sta cambiando il Mondo in maniera drammatica ed esponenziale. Il Mondo si trasforma intorno, sia politicamente sia geograficamente, e dentro al paese con questa crisi iniqua che colpisce in maniera diagonale e interclasse le categorie non protette. Ecco, in questo scenario, l'Università sembra chiusa su se stessa e disinteressata e lontana. E’ vero che è qui da oltre 900 anni, ed è vero che ragionevolmente sarà qui ancora per molti anni a venire ma potrebbe essere sensato che l’Università (e per essa i vari candidati e candidate) si ponessero la domanda di cosa deve fare l'Università in questa fase della vita del Mondo, di quale contributo può dare, di quali priorità dovrà avere il nuovo Senato e di cosa andrà chiesto al nuovo CdA. Le preoccupazioni sembrano altre e sono preoccupazioni da “dissonanza cognitiva” rispetto al ruolo e alle responsabilità che l’Università ha oggi. Spero di essere smentito.
24 Marzo
VQR
E alla fine arrivò la proroga… Non che questa sposti molto il problema – anzi gli n+1 problemi associati a questa manovra – ma li diluisce e quindi li rende, si spera, più sopportabili.
Ma quali sono questi problemi? L’elenco sarebbe lungo ma puntando a quelli più “impattanti” li distinguerei tra quelli "istruttivi" e quelli "distruttivi". Quelli "istruttivi" sono generati dalla pletora di istruzioni poco chiare su come applicare i criteri di selezione dei prodotti (ogni pagina ha bisogno di essere decodificata e mal ne viene per quelle aree che non hanno on site GEV disponibili per chiarimenti e approfondimenti…) mentre quelli "distruttivi" sono generati dalle interfacce informatiche che sono ostili, unfriendly, scomode da usare e imprevedibili nei risultati. Il combinato disposto è una prova di resistenza, un test di equilibrio mentale per il singolo, e uno stress per l’intera tecnostruttura di ateneo che è costretta a tentare di sopperire/rispondere. Per completare il quadro c'è poi la beffa del PDF. Migliaia e migliaia di PDF, alcuni di poche pagine altri di centinaia di pagine e migliaia e migliaia di lettere inviare ai publisher nel mondo per chiedere “liberatorie” al loro uso. Fossero poi coinvolte solo case editrici italiane (ma qualcuno questo deve avere in mente…) ancora ancora ma qui sono coinvolti tutti i maggiori publisher nel MONDO … che non comprendono i nostri bizantinismi e le nostre follie. Me li immagino quelli della American Chemical Society o della Wiley che improvvisamente si vedono inondati di richieste tutte uguali dagli studiosi italiani... (Ma che X£##*! combinano 'sta volta nel BelPaese?). Come l’invasione di lettere alla casa di Harry Potter per andare alla scuola di Hogwarts …
A parte questo ma qualcuno ha riflettutto sull’assurdità di questa richiesta? Si è mai visto che uno studioso/scienziato debba essere autorizzato a sottoporre un pdf di un proprio lavoro alla valutazione nazionale fatta da un organismo dello stato? E’ forse questo un “uso commerciale?
Something to think about: non vorrei che istituissimo con questo un ben utile precedente… alle prossime idoneità nazionali forse a qualcuno al MIUR verrà in mente di replicare e forse verrà chiesto a tutti i concorrenti di mandare alle commissioni di valutazione non solo i lavori ma tutte le liberatorie… Chi si stupirà?
DB
17 Marzo
DOTTORATO 28°
E così abbiamo fatto partire il 28° ciclo di dottorato con le regole vigenti senza attendere oltre. Purtroppo l'altalena DM yes/no ci ha fatto perdere troppo tempo e ci ha impedito di avviare già da quest'anno il nuovo schema di valutazione (o meglio, di autovalutazione) che abbiamo introdotto durante il 2011. Vero è che dovremo riformare (di nuovo) il dottorato comunque, non foss'altro perché cambia tutta la struttura dell'Ateneo con il nuovo statuto e la nuova organizzazione dipartimentale. Personalmente ritengo che il punto al quale era arrivata UniBo sul dottorato (52 dottorati, minimo tre borse per partire ecc.) era - in termini di "requisiti minimi" - più che soddisfacente. Avremmo potuto lavorare a ulteriori aggregazioni seguendo il percorso di "compattamento" dipartimentale e/o le esigenze di ricerca e formazione di alcune nuove strutture e avremmo potuto lavorare sui criteri di valutazione per la distribuzione delle risorse e invece dovremo attendere e poi ricominciare dall'inizio. Come ho detto in SA martedì scorso, tuttavia, se verrà mantenuto il requisito di "minimo sei borse" per partire (e tutto fa pensare che il Ministro voglia mantenere questo punto) molti dottorati di UniBo - senza una complessa ridistribuzione delle risorse - semplicemente non saranno in grado di partire. Il nostro Ateneo rischierebbe di non avere dottorati in materia fondamentali e di grande richiamo e quindi dovremo fare altri ragionamenti e molto severi. Ma intanto abbiamo più tempo.
Saremo in grado di completare la complessissima operazione PRIN&FIRB (sono 81 i progetti di ricerca PRIN presentati da UniBo su base nazionale e 404 i progetti locali (di cui 81 dei nazionali) - e la faticosissima e inutilmente appesantita operazione VQR... Avremo il nuovo Senato e anche il nuovo CdA e poi vedremo che succederà.
It is a long way to Tipperrary
DB
11 Marzo
Siamo in piena VQR.
I colleghi sono tutti impegnati in complesse operazioni di esegesi delle istruzioni dei GEV quando non in autentica “reverse – engineering” per ricostruire algoritmi che consentano di capire come si collocano con i loro lavori rispetto ai criteri a matrice. E’ un lavoro enorme e totalmente dis-economico perché viene svolto simultaneamente dai vari atenei, quando non dai singoli gruppi o dipartimenti in tutt’Italia e in maniera scorrelata. I risultati saranno ovviamente contradditori.
Sarà pur vero che la scelta dei lavori da sottoporre non deve rispondere a una mera analisi numerologica quanto, piuttosto, alla esigenza di rappresentare il meglio per la struttura di appartenenza. Sarà. Ma l’analisi numerologica è implicita nelle regole proposte dai GEV, e per le aree dove se ne fa uso, ottenere la collocazione degli IF è facile ma quella della collocazione delle proprie citazioni rispetto alla media per anno per rivista richiede operazioni complesse e frustranti.
Non è il solo elemento di forte criticità. Le liberatorie da parte dei publisher per l’uso dei pdf sono altro problema enorme (più volte segnalato) così come la storicizzazione dei dati su finanziamenti, assegni, dottori di ricerca ecc. relativi ai dipartimenti. Altra operazione biblica per i grandi Atenei.
Anche quelli, come me, che vogliono aiutare il successo dell’operazione perché la ritengono essenziale per svecchiare e ripulire il nostro sistema accademico, hanno difficoltà a spiegare queste cose. I fenomeni che temo maggiormente sono l’inerzia, la mancata risposta o la risposta superficiale che – alla fine – danneggerà gli Atenei.
C’è molto sconcerto tra i colleghi – anche tra quelli che sostengono da sempre la necessità di una seria operazione di valutazione - per un processo che viene avvertito come vessatorio, e che ci sta schiacciando sotto una montagna di quesiti ai quali non siamo in grado di dare risposta. Deve essere ben grande il senso di colpa collettivo dell’accademia italiana.
9 Marzo 2012
Ho accolto con piacere l'invito da parte del comitato promotore del Piano Strategico Metropolitano a contribuire incoraggiando e raccogliendo contributi al PSN di singoli e di gruppi di ricercatori e docenti e personale dell'Ateneo, ma anche, direi, di dottorandi e studenti.
Il Piano Strategico Metropolitano di Bologna è lo strumento che Comune di Bologna, Provincia di Bologna e Regione Emilia-Romagna mettono in campo per rilanciare Bologna e il suo territorio provinciale come eccellenza internazionale nel lavoro e nel manifatturiero, nella cultura e nella creatività, nella qualità della vita e nel welfare. L’obiettivo è una visione condivisa del futuro che nasce da un processo di partecipazione volontaria dei soggetti pubblici e privati che vivono questo territorio. Comune, Provincia e Regione hanno dato vita a un nuovo organismo, il Comitato Promotore "Bologna 2012", che si occuperà di elaborare il piano strategico e di attuarlo nei prossimi dieci anni.
Il primo appuntamento ufficiale è fissato per il 29 marzo, con il I° Forum Metropolitano presieduto da Romano Prodi, alla quale è invitata a partecipare tutta la cittadinanza. I lavori di vera e propria progettazione , invece, partiranno nei giorni immediatamente successivi, e si articoleranno - almeno inizialmente - in 4 tavoli: innovazione e sviluppo;ambiente, assetti urbani, mobilità;conoscenza, educazione e cultura; benessere e coesione sociale.
Ciascun tavolo esaminerà le proposte di progetto sulla base di report redatti da esperti del settore per giungere a una definizione condivisa degli obiettivi da perseguire e delle strategie da adottare; i risultati dei lavori dei Tavoli rappresenteranno il contenuto del Piano Strategico Metropolitano.
L’Università, oltre a partecipare al Comitato "Bologna 2021", soggetto propulsore del Piano strategico metro, è chiamata, con i suoi ricercatori, a svolgere un importante ruolo, sia attraverso la presentazione di proposte operative, sia come validazione scientifica dei lavori che si svolgono nelle diverse sedi.
Ho dato la mia disponbilità, quale Prorettore, a raccogliere le proposte e sono disponibile, insieme ai membri del Comitato Scientifico del piano, a incontrare i gruppi di ricerca interessati. Per ogni ulteriore informazioni, è possibile fin d’ora consultare il sito http://psm.bologna.it/
8 Marzo 2012
Mi auguro venga presto il giorno in cui non sarà più necessario "festeggiare la donna" e che l'8 marzo torni a essere il ricordo di una tragedia del lavoro. Un'altra ricorrenza del "mai più": l' 8 marzo 1908 a New York morirono 129 operaie nell'incendio della fabbrica Cotton. Il proprietario usava chiudere le porte durante l’orario di lavoro per impedire agli operai di uscire. Quando non avremo più bisogno di associare la festa della donna alla tragedia, questa nostra società sarà diventata finalmente società civile. Nella Società Civile non si discuterà più di "pari opportunità", né di "quote rosa", non ci sarà bisogno di ministeri, né di leggi "a tutela di..." saremo società civile e basta, e donne e uomini siederanno ugualmente e naturalmente nei luoghi del lavoro e della cultura e in tutti gli ordini e in funzione solo delle capacità individuali. Però nella S.C. ancora non ci siamo...
D.B.
3 Marzo 2012
Altri aggiornamenti
a) UniBo si appresta ad avviare il 28° ciclo di dottorato di ricerca sulla base del regolamento attuale e con le medesime modalità utilizzate per il 27° ciclo. Questo è reso possibile dalla disponibilità a bilancio - prevista in modo stabile - delle risorse per il finanziamento delle borse di dottorato. Attendere ulteriormente la emanazione del DM sul dottorato (la cui prima versione non ha avuto la approvazione del Consiglio di Stato) da parte del MIUR renderebbe impossibile l'emanazione dei bandi per quei dottorati che intendono allineare la partenza dei corsi e delle attività con l'inizio dell'anno accademico.
b) Anche per il 2012 è prevista la manifestazione dei "dottorati in Piazza" con la presentazione dei poster dottorali alla cittadinanza nell'ambito della campagna del 5 x 1000 alla ricerca dell'Università di Bologna. Le date non sono ancora state definite, ma si tratta di inizio maggio.
c) Assoluta novità sarà invece quest'anno per la prima volta la cerimonia di consegna delle licenze dottorali "VIVA-UNiBO" che si svolgerà in Piazza Maggiore nella prima metà di Giugno. Sicuramente saranno coinvolti i dottori di ricerca del ciclo XXIII con la possibile inclusione dei dottori di ricerca del ciclo XXIV ancora da definire.
d) VQR. E' stata avviato il processo che porterà alla raccolta dei quasi 9000 prodotti di ricerca che l'Ateneo di Bologna sottoporrà alla valutazione nell'ambito della Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010. Si tratta di uno sforzo notevole che ricadrà su tutti i singoli ricercatori e sulle strutture dipartimentali.
In questa primissima fase viene richiesto ai singoli ricercatori di individuare SEI dei loro migliori prodotti per il caricamento sul sito docente presso il CINECA. Fermo restando che solo TRE di questi prodotti saranno sottoposti a valutazione, la scelta ridondante ha lo scopo di consentire ai dipartimenti e all'ateneo di ottimizzare le selezioni rispetto ai criteri ANVUR e di intervenire su eventuali errori.
Uno dei problemi che continua a generare qualche confusione è quello della presenza di più autori, cosa molto comune soprattutto nell'area TS. Va inteso che lavori in collaborazione tra docenti dell'ATENEO (vuoi nello stesso dipartimento o in dipartimenti diversi) possono essere attribuit a UN SOLO ricercatore il che comporta una decisione condivisa tra i ricercatori co-autori. NON HA invece rilevanza la presenza di autori di altri atenei o centri di ricerca.
e) A TUTT'OGGI - domenica 4/3 - i criteri VQR non sono ancora stati ri-pubblicati sul sito ANVUR. Sono apparsi per poche ore il 29/2 per essere poi presto oscurati. Visti i tempi stretti previsti dalla procedura del bando, questo ritardo sta mettendo in serio pericolo la possibilità di successo dell'intera operazione. L'Ateneo di Bologna, insieme a molti altre Atenei, ha fatto presente queste difficoltà - appesantite dalla sovrapposizione con l'intera operazione FIRB e PRIN - e chiesto un ripensamento delle date e della scadenza finale.
DB
2 Marzo 2012
Ieri sera, entro i termini concordati, sono stati trasferiti con successo all’ESF i progetti FIRB superando alcune difficoltà tecniche dell’ultim’ora. Entro la scadenza del 29.2.2012 sono stati presentati complessivamente 61 progetti FIRB coordinati a livello nazionale dall'Ateneo di Bologna (a fronte degli 80 previsti dalle espressioni di interesse). I progetti saranno ora sottoposti a valutazione da parte di tre valutatori indipendenti secondo le modalità concordate con l’ESF e secondo i criteri stabilit dal bando MIUR. La distribuzione dei progetti FIRB è LINEA 1 n. 9, LINEA 2 n. 12, LINEA 3 n. 40.
Il numero di progetti FIRB con coordinamento nazionale da trasmettere al MIUR al termine del processo di valutazione è di 15. Stessa procedura verrà seguita per i progetti PRIN alla scadenza del bando del 16.3.
Ringrazio i colleghi di ARIC, nonché l’ufficio legale e il CESIA per aver reso possibile questa operazione. Ringrazio anche il CINECA per la indispensabile collaborazione.
Dario Braga
25 Febbraio 2012
Il nuovo Senato come sarà? Bè, intanto non ci saranno più i presidi, ci saranno nuove figure – completamente nuove – nuove anche per chi ricopre gli incarichi – e questi sono i nuovi direttori. Tutti apprendisti di un mestiere diverso che richiederà di essere maledettamente “multitasking” con la capacità di rappresentare le istanze della ricerca e quelle della formazione, certamente, ma anche quelle di tutti i dipartimenti dell’area elettorale che non saranno direttamente rappresentati. Sarà difficile “non pensare da preside” o “non pensare solo da direttore del proprio dipartimento” anche se, all'inizio, questi direttori non avranno veramente un dipartimento operativo alle loro spalle ancora per un po'. Ma alla fine gli interessi saranno quelli e non sarà semplice gestirli.
E poi ci saranno le rappresentanze, rappresentanze di che, però? La Statuto non riconosce le “fasce” come tali ma riconosce le aree elettorali. All’interno di queste aree quindi si dovranno individuare elettoralmente colleghi portatori di interessi ampi, diffusi e anche di competenze. Sarà difficile anche qui evitare l’idea che la “rappresentanza” voglia dire difesa di interessi (non noti a priori) di qualche categoria o di qualche gruppo. Insomma non sarà facile e il meccanismo elettorale non aiuta. Mentre è facile essere retorici. E’ facile fare del moralismo e dire che bisogna che in SA vadano colleghi per spirito di sacrificio, senso delle istituzioni, ecc. E chi direbbe il contrario? Allora bisognerà ancora una volta, o almeno questa volta, risolvere il problema del conflitto di interessi trasformandolo in un problema di convergenza di interessi. Anche questa è una formuletta bella a scriversi e difficile a declinarsi... L’interesse convergente del nostro Ateneo è quello di essere attraente verso gli studenti, verso i finanziamenti, verso le imprese, verso il mondo intero, da fuori verso Bologna. Se tutti quelli che andranno in Senato comprenderanno che la missione comune è fare di UniBo (ma ci metterei anche la città e la regione, fosse per me…) un polo di attrazione culturale e scientifico e di relazioni internazionali avremo individuato un obiettivo comune da declinare all’interno dei corsi di studio, dei corsi di dottorato e dei dipartimenti da Bologna all’Adriatico. Se il prossimo Senato non chiuderà UniBo su se stessa ma la aprirà verso l’esterno avrà realizzato la sua missione e ci saranno ricadute positive per tutte le aree e per tutte le culture e si avrà il criterio per scegliere i professori, per distribuire le risorse, per assegnare spazi, per decidere investimenti, per aprire/chiudere corsi, ecc . E quindi anche il prodotto della macchina di riconversione accademica migliorerà buoni laureati, buoni dottori, buoni risultati buone ricadute sul lavoro e sulle imprese, sulla occupazione, sulla scuola, sulla sanità ecc. ecc. Come sempre le regole contano, ma la governance la fanno le persone. Ecco queste cose dovrebbero condividere i futuri senatori ricordando anche che dovranno convincere il CdA.
DB
18 Febbraio 2012
Tante cose:
a) il 13 us ho pubblicato sul Sole un contributo al dibattito sulla durata degli studi (CLICKA QUI). Qualche studente, e anche qualche collega, mi ha scritto più o meno irritato perché il suggerimento esplicito di rivedere l'organizzazione delle sessioni d'esame e del numero di appelli è stato visto ancora una volta come una violazione di sacrosanti diritti di dedicare allo studio universitario ... il tempo che si trova. Al di là delle scelte individuali - sempre da rispettare - e delle esigenze della vita - sempre da considerare - bisogna rimuovere ostacoli tecnici (e le tre sessioni d'esame E di LAUREA sono ostacoli tecnici - un po' come scogli sottacqua ... si percepiscono poco) a chi invece ambisce a fare 3 + 2 + 3 = 8, oppure 5 + 3 = 8 per uscire e cercare una occupazione con una età e una formazione competitiva. Semmai bisognerà creare percorsi "slow track" agevolati anche dal punto di vista delle tasse per chi desidera, o non può fare a meno di, "studiare senza fretta".
b) Si avvicinano le elezioni per il SA. C'è fermento e dibattiti e c'è anche un po' di confusione. Il SA che uscirà da questo processo avrà il difficile compito di traghettare l'Ateneo dall'altra parte del fiume. Ora siamo ancora di qua, anzi siamo di qua ma con i piedi già a mollo. Sull'altra sponda c'è una struttura completamente nuova del governo dell'Ateneo. Per esempio non ci saranno più quasi 100 colleghi con intersecate responsabilità di governance (direttori e presidi) ma ci saranno 33 direttori di dipartimento con responsabilità lievitate rispetto alle attuali. 10 di questi faranno parte del SA e avranno l'onere aggiuntivo di rappresentare i dipartimenti che insistono sull'area. Non roba da poco. Bene sarebbe, a mio avviso, che questo concetto rimanesse tale "i due direttori rappresentano gli altri". Se le rappresentanze dei direttori "debordassero" nell'area delle quindici rappresentanze dirette si manderebbe un segnale stonato ("meglio che vada a rappresentare il mio dipartimento da per me...") e si restringerebbe lo spazio alla rappresentanza statutaria mescolando le "constituency". I direttori sono eletti in secondo grado, le rappresentanze in primo grado.
c) altro seguirà su PRIN FIRB VQR e OR
11 Febbraio 2012
Le ragioni della scelta per la valutazione PRIN e FIRB
L’Ateneo di Bologna ha deciso di affidare la valutazione dei 100 progetti PRIN e degli 80 progetti FIRB nazionali alla European Science Foundation (ESF). La ESF è un'istituzione internazionale europea no profit fondata a Strasburgo nel 1974 per promuovere la cooperazione nel campo della ricerca in tutti i settori, dalle scienze e tecnologie ai settori umanistici e sociali. Conta 72 membri (tra enti di ricerca, università…) in 30 Paesi europei.
La scelta di “esternalizzare” completamente la preselezione richiesta dai bandi è stata dettata da diverse ragioni:
a) la necessità di garantire la percezione di equo trattamento ai proponenti, obiettivo difficilmente raggiungibile se la assegnazione dei revisori ad ogni progetto viene fatta da un comitato locale, quale che esso sia (comitato di saggi creato da hoc, comitato di emeriti, giunta di ateneo, osservatorio della ricerca, commissione ricerca ecc.) e prescindendo dalle ottime intenzioni.
b) l’enorme impatto gestionale e amministrativo implicito nella gestione di 180 progetti da valutare (la valutazione con almeno due revisori indipendenti richiede statisticamente che siano contattati almeno il doppio, cioè 180 x 2 x 2, quindi all’incirca 700 revisori), revisori da assegnare sulla base della analisi delle parole chiave, degli abstract dei progetti, dei diversi comitati, e poi gestire i ritardi nelle risposte, solleciti e riassegnazione, senza dimenticare la gestione dei conflitti di interesse ecc. il tutto da condurre a compimento nell’arco di 3 mesi.
c) la necessità/opportunità di qualificare “la scelta di Bologna” dei 34 progetti PIN e dei 15 progetti FIRB da avviare al MIUR sulla base di una selezione forte a monte che possa consentire di difendere la scelta anche sulla base dei parametri europei richiesti dal Ministero.
La scelta di appaltare a un organismo internazionale no-profit che ha l’attività di peer review a livello europeo tra i suoi compiti istituzionali e che è in grado di garantire la copertura di tutti i settori è parsa quella che meglio soddisfa i tre criteri.
Ovviamente abbiamo scartato altri criteri che pare che invece abbiano qualche spazio altrove, quali: l’estrazione a sorte, la seniority, l’H-index, il tasso storico di successo / insuccesso, la dimensione del gruppo, e altre forme di negoziazione che vedessero un intervento attivo del centro.
La scelta di "esternalizzare" la valutazione - (nessuna valutazione è "perfetta") - è la sola che minimizza la conflittualità e che garantisce la difendibilità della selezioni nelle fasi successive. Non tutti i problemi sono risolti. Rimane ad esempio quello dell'ex-aequo nell’ambito della stessa area e/o della stessa “linea” nel caso dei FIRB. Problemi per i quali contiamo di definire alcuni criteri a monte della conclusione dell’esercizio di valutazione così da evitare il “tailor made” (o la sensazione di…).
Resta il fatto che il Ministero ha scaricato sulle università “the dirty job” della valutazione senza che il risultato di questo sforzo sia collegato alla erogazione certa di fondi sui progetti selezionati. Questo "scollegamento" sta alimentando voci, sospetti e azioni di cordate tipicamente italiane. Noi abbiamo scelto, dopo avere criticato costruttivamente ed essere stati ascoltati in parte, di "vedere" il gioco proposto dai bandi elevando al massimo grado possibile la fase di valutazione e mettendosi in coerenza con il paradigma MIUR. Vedremo.
Dario
