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27 Gennaio 2012
Ricordiamo anche questo:
REGIO DECRETO LEGGE n. 1390
5 Settembre 1938 (Pubblicato il 13 Settembre 1938 sul n.209 della Gazzetta Ufficiale)
PROVVEDIMENTI PER LA DIFESA DELLA RAZZA NELLA SCUOLA
Visto l'art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo:
Articolo 1.
All'ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all'assistentato universitario, nè al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.
Articolo 2.
Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.
Articolo 3.
A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.
Articolo 4.
I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.
Articolo 5.
In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.
Articolo 6.
Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.
Articolo 7.
Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Ministro per l'educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.
ORDINIAMO
che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare
Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno XVI
Vittorio Emanuele, Mussolini, Bottai, Di Revel
25 Gennaio 2012
Il Corriere di Bologna riporta oggi un mio intervento sul dottorato di ricerca CLICKA QUI
Quest'anno porteremo i dottori di ricerca in Piazza Maggiore - non è uno show - ma un tributo. E serve anche a rimettere "l'uomo in piedi" - e forse a far capire che per diventare dottori, in un paese serio, serve molto di più che non una laurea triennale... e forse anche qualche coretto in meno. Chissà?
DB
20 Gennaio 2012
In breve.
1) si sta svolgendo a Bologna
http://www.magazine.unibo.it/Magazine/Eventi/2012/01/19/The_sixth_Bolognas_convention.htm
è il convegno, quasi a cadenza annuale, che organizziamo a Bologna nel mio campo di ricerca, quello delle "Crystal Forms". E' chimica dello stato solido, in fondo, ma è anche rapporto tra scienza di base "curiosity driven" e scienza applicata (per esempio nel campo dei farmaci, o dei pigmenti). Una relazione talmente stretta da rappresentare quasi un continuum dalla pura speculazione fino ai più duri problemi di proprietà intellettuale e brevettabilità. Una arena utilissima per i più giovani, e infatti ce ne sono parecchi, e una occasione per entrare in contatto con aziende importanti nel settore farmaceutico (sandoz, novartis, alfa wassermann, zach, allegrini, solvias, ucb ecc...). Ci sono anche i dottorandi del progetto intraregionale "spinner" e i relativi supervisori e ci sono alcuni dei big names internazionali dello stato solido. E la cosa più curiosa, e forse anche un tantino incredibile, è che sono venuti tutti qui a loro spese, sostenendosi viaggio e alloggio. Noi, a Bologna, abbiamo solo creato il contenitore. Un po' di sponsorizzazioni di sono state ma sono andate a sostenere la partecipazione di qualche giovane e/o cose buone per tutti. Insomma per due giorni e mezzo ... sono in vacanza - faccio scienza!
2) PRIN/FIRB
La situazione dei bandi PRIN e FIRB è quella che è: a lungo attesi, da tante parti invocati e ora che ci sono sembra quasi che creino problemi e basta. Rimettiamo le cose nel verso giusto: il Governo ha sbloccato i finanziamenti per la ricerca, e questo è bene. Il governo ha anche modificato profondamente le modalità per la assegnazione introducendo elementi che abbiamo criticato e contribuito a modificare. Parecchie delle cose che abbiamo suggerito sono state prese in considerazione, altre no. Sarà che sono portato al pragmatismo, sarà che devo pensare anche al "fare", ma credo che ora si passa alla fase attuativa, il resto è già storia.
Troviamo quindi il modo di portare a casa il miglior risultato possibile in una situazione difficile "the best of a bad job", se volete.
Cosa dobbiamo fare? Ritengo che, a questo punto, ci si debba porre nel solco delle intenzioni dichiarate del Ministero, cioè portare a decantazione i nostri progetti nazionali e locali, mandare avanti i migliori e con il supporto di un forte referaggio esterno, e stimolare la presentazione di molti progetti anche come unità locali associati a coordinamente nazionali di altre sedi anch'essi con elevatissimi requisiti di qualità., stando bene attenti ai requisiti di Horizon 2020 in tutti quei settori scientifici dove il collegamento agli obiettivi europei è possibile. Poi si vedrà.
DB
14 Gennaio 2012
Intervento di Dario Braga sul Sole 24 Ore CLICKA QUI
I prossimi mesi sottoporranno l'intero sistema a uno "stress test" sul quale è difficile fare previsioni.
Per riassumre, quello che ci aspetta nell’ambito della ricerca è
3 Gennaio 2012
Ancora su PRIN e FIRB
Il Ministro Profumo sta compiendo gesti molto significativi nei confronti dell'Università. Tra quelli certamente più importanti sono i due decreti del 27 dicembre per i bandi di finanziamento a programmi di ricerca di interesse nazionale (PRIN) e ai giovani ricercatori (FIRB futuro in ricerca). Segnali di grande rilievo e in decisa controtendenza se si considera la situazione attuale del Paese e la pesante manovra congiunturale che il Governo Monti sta attuando. In un momento in cui la domanda di innovazione è così forte, occorre ridare fiducia al sistema universitario e della ricerca e questo può essere fatto solo immettendo risorse. Occorre impedire che la sindrome della "nave che affonda" prenda il sopravvento annullando i residui entusiasmi e facendo scappare le tante buone idee che hanno i nostri ricercatori e studiosi.
Bene quindi aver riaperto i canali istituzionali di finanziamento alla ricerca e quindi il plauso al primo posto. Ma noi che siamo, al momento, attuatori delle decisioni ministeriali dobbiamo essere costruttivamente critici e segnalare le trappole che potrebbero rendere debole, se non vanificare, lo sforzo del Ministro.
Vediamo di che si tratta. Il PRIN, atteso da tanti gruppi di ricercatori e da singoli studiosi, è completamente riconfigurato nella forma e negli obiettivi perché basato su reti ampie e in grado di chiedere complessivamente finanziamenti consistenti. Quindi il paradigma è molto denaro per pochi gruppi. I temi di ricerca dovranno altresì essere indirizzati verso i macroargomenti di Horizon 2020 (sanità, evoluzione demografica e benessere, sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia, energia sicura pulita ed efficiente, trasporti intelligenti verdi e integrati, clima, efficienza nelle risorse e materie prime, società inclusive innovative e sicure...). In sostanza: "i soldi sono pochi e dobbiamo investire in ricerche sui "grandi temi" europei, spingendo così i nostri a essere pronti per la prossima grande "call" europea. Questa focalizzazione rischia di tagliar fuori una parte molto consistente di ricercatori di punta soprattutto nell'area delle scienze umane e sociali e in quelle delle scienze di base.
Dal lato gestionale preoccupa invece il meccanismo di selezione a due stadi previsto sia per il PRIN sia per il FIRB. Una prima selezione mediante peer review anonima operata dalle singole università per la creazione di una "short list" seguita da una selezione da parte delle commissioni ministeriali. Il metodo è molto innovativo per il nostro Paese e comporta assunzione di responsabilità da parte degli Atenei e anche competizione tra università per accaparrarsi i progetti migliori e quindi - presumibilmente - i finanziamenti migliori. Quindi bene, anzi ottimo. Il metodo tuttavia può diventare un "boomerang" perché rischia di trovare gli atenei impreparati a gestirlo in tempi strettissimi. Male quindi. E' la pre-selezione che mi preoccupa: essa richiede competenze nuove e personale dedicato e dovrà concludersi entro giugno e questo proprio nel momento in cui tutti gli atenei sono impegnati, da un lato, con l'esercizio di valutazione della qualità della ricerca (VQR) anch'essa per giugno, e, dall'altro, con la riorganizzazione prevista dai nuovi statuti. Un "combinato-disposto" molto delicato.
Ma ammettiamo pure che le difficoltà interne siano superabili, restano quelle esterne perché per valutare le proposte mediante peer review ci saranno tre mesi a disposizione. Tra scelta dei valutatori, invio (seppur telematico) della richiesta di valutazione, ricevimento di risposta sì/no, riallocazione dei valutatori in caso di risposta negativa o di non risposta (entro due settimane?), tempi per la valutazione in un periodo di normale attività accademica per tutti, valutatori italiani e stranieri inclusi, sollecito per mancato ritorno della valutazione entro tempi tali da consentire sostituzioni, ecc. occorrono mesi in condizioni "normali". Se si pensa poi che questa operazione dovrà essere compiuta simultaneamente da tutti gli Atenei che hanno coordinatori PRIN e proponenti FIRB e che si dovranno evitare giustamente valutatori di atenei coinvolti come partecipanti ... ci si rende conto di cosa possa verosimilmente accadere. E per noi che condividiamo totalmente i principi del buon uso delle risorse e della rigorosa valutazione di pari per la loro assegnazione, è grande la preoccupazione che si finisca per ricorrere ai soliti sistemi, magari con la giustificazione del "nemo ad impossibilia tenetur".
Dario Braga
1 Gennaio 2012
Buon Anno
un esercizio di auguri interattivi ...
"sereno, vivace, giusto, sano, mobile, laico, pulito, solidale ... aggiungi il tuo aggettivo al nuovo anno"
--> ecco alcuni contributi fin qui giunti:
allegro e intrigante,
ricco, interessante e innovativo
elettrizzante,
vigoroso e sostenibile,
allegro,
sorridente,
sereno sarebbe già un buon risultato,
giovane per i giovani,
avventuroso,
sperante,
bellissimo ...,
estetico,
aperto,
trasparente, sostenibile, equo, pacifico, e di crescita,
a noi basterà che i disastri del 2011 non si ripetano :),
felice,
allegro e canterino,
supercalifragilistichespiralidoso,
pieno di salute per tutti,
basterebbe che fosse decente...
illuminato,
tukemusibal che significa "migliore di come me lo aspetto"
Dario
questo è un video del mio gruppo di ricerca http://youtu.be/Rnx4XG1Dfdc
17 Dicembre
È uscito il PRIN - per scaricare il bando clicka qui oppure visita
http://attiministeriali.miur.it/anno-2011/dicembre/dm-27122011.aspx
E' uscito anche il FIRB - futuro in ricerca - clicka qui
La scadenza per la presentazione dei progetti è fissata al 29 febbraio 2012 alle ore 17.00 per i Responsabili di unità (modello B), e al 7 marzo 2012 alle 17.00 per i Coordinatori scientifici (modello A).
Si prospetta una situazione complessa e - a mio modo di vedere - preoccupante. Il PRIN, atteso da tanti gruppi di ricercatori e da singoli studiosi, è completamente riconfigurato nella forma e negli obiettivi. La forma è quella di RETI molto ampie e in grado di chiedere complessivamente finanziamenti consistenti, i TEMI risultano fortemente indirizzati ai macroargomenti di Horizon 2020 (e pensare che ci sono ancora risorse molto consistenti nel FP7...), il meccanismo di SELEZIONE è poi molto complesso e andrà a impattare su Atenei già affogati nella gestione della VQR. Si pensi che la selezione dovrà avvenire in due stadi - il primo del quali sarà la PRESELEZIONE a carico degli Atenei e mediante peer review. Ottima cosa, si dirà. Peccato che per questa operazione, la cui consistenza è difficile da stabilire ma che non sarà marginale (visto anche che la stessa preselezione sarà richiesta agli atenei anche per i FIRB...) dovrà avvenire in due mesi. Chi ha esperienza di valutazione sa bene che tra scelta dei referee, invio (seppur telematico) della richiesta di valutazione, ricevimento di risposta, riallocazione di refeee in caso di risposta negativa o di non risposta (entro?... una settimana, due?), sollecito per mancato ritorno della valutazione, ecc.. occorrono mesi in condizioni "normali". Se si pensa poi che questa operazione dovrà essere compiuta simultaneamente da tutti gli Atenei che hanno dei proponenti di progetto nazionale e che si dovrà evitare di chiamare in causa referee di atenei coinvolti come partecipanti ... ci si rende conto della complessità della operazione.
Questo per quanto riguarda la parte organizzativa e gestionale (che si sovrappone alla gestione della VQR). Per la parte culturale poi è chiaro che una gran parte dei ricercatori non potrà partecipare perché non potrà rientrare come interessi immediati, obiettivi di ricerca e esperienza nei programmi di Horizon 2020 entro ... la fine di febbraio. Non sarà impedita la presentazione di progetti su altri temi ma l'aderenza a una delle tematiche previste dalla EU "varrà" il 25% del punteggio.
Insomma anche a una seconda lettura ...
E' uscito anche il FIRB futuro in ricerca - clicka qui per il bando ma questo non l'ho ancora letto
25 Dicembre
BUON NATALE
23 Dicembre
Nei prossimi giorni metterò su questo sito il bilancio di attività 2011 come Prorettore alla Ricerca di UniBo. Ho bisogno di qualche ora della pausa natalizia per lavorarci sopra.
Posso però fin da ora augurare a quanti seguono questo sito un sereno Natale e un sereno anno nuovo. Mi faccio aiutare da Rodari.
L'anno nuovo
Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno”.
(Filastrocca di Natale e per Capodanno di Gianni Rodari “ Filastrocche in cielo e in terra”)
(enfasi mia)
18 Dicembre
n. 1
Una settimana fa ho interrotto la lezione che stavo tenendo per una ventina di studenti di magistrale. Era impossibile proseguire a causa dei petardi e dei cori di accompagnamento delle lauree. Non aveva senso continuare: nessuno può fare lezione decentemente sotto i bombardamenti e/o immersi nei corsi di "dottore... dottore..." Che si poteva fare ? Allo stadio c'è la polizia e il servizio d'ordine ma all'università cosa c'è?
E' sensato? Dico, è sensato che studenti come gli altri non possano seguire una lezione come a loro spetta perché altri studenti pensano sia un loro diritto trasformare il momento della laurea in una manifestazione di follia metropolitana? Ed è sensato che non si faccia nulla, che si subisca, che si svilisca il lavoro di insegnamento e il tempo degli studenti in base a qualche strambo principio di tolleranza? E che principio sarà mai? Quanti pensano - anche tra quelli che hanno responsabilità - che: "in fondo, che male c'è?" oppure che "in fondo, le famiglie, gli amici, ecc. hanno 'diritto' di festeggiare perchè hanno atteso questo momento così a lungo" oppure che "in fondo, che poi sarà se c'è qualche difficoltà a fare lezione 'con tutte le cose che non vanno .. aule, servizi, ecc.?" oppure che "in fondo, tutto avviene nella pubblica via e 'non tocca a noi intervenire'?. E' quell' 'in fondo' che mi preoccupa davvero. Perché è un po' lo specchio del nostro paese. E se - in fondo - fosse codardia istituzionale?
n. 2
Ricevo, come tutti, i comunicati dell'intersindacale. Mi fa piacere essere informato e sapere che si pensa nell'ambito del personale tecnico e amministrativo e/o di gruppi di colleghi che si riconoscono nell'intersindacale. Serve a formarsi una opinione delle cose che stanno avvenendo in Ateneo e/o di come esse vengono diversamente percepite. E' giusto così. Devo dire, però, che mai mi sarei aspettato di leggere dei comunicati che invitano al non-voto. Così, è una mia vecchia debolezza, a votare ci sono sempre andato e per qualunque cosa.
Magari le ragioni per dissentire ci sono e magari sono anche valide (per alcuni, non per tutti, come sempre) ma da qui a invitare la gente a non partecipare ce ne passa. Anche questo è un po' segno dei tempi, però è triste. Quante volte abbiamo detto che "chi non vota ha sempre torto?" - come faremo a dire la stessa cosa alla prossima occasione quando magari vorremo partecipazione?
Siamo sicuri che si riuscirà a dire "sì, ma l'altra volta era altra storia?" e a essere convincenti.
11 Dicembre
A che età si diventa uomini?
Oggi leggevo su un quotidiano di "un ragazzo di 33 anni ..." che era rimasto coinvolto in un incidente d'auto. Fateci caso. Ormai si è sempre "giovani" quando non "ragazzi". Ma come? A 33 anni sei un ragazzo? E quando diventi un "uomo" ? " E cosa sei a 21, 22 anni? Un adolescente suppongo. Ma se si dice che l'adolescenza comincia sempre prima (in effetti conosco bambini di 8 anni con sindromi decisamente pre-adolescenziali) allora quando si entra nella maturità piena? Fateci caso. L'adolescenza allargata, l'adolescenza perenne, ampia 20 anni a volte di più.
E' forse questo il problema, uno dei tanti problemi, del nostro paese? Eh si, perché se sei troppo giovane non sei pienamente responsabile delle cose che fai, che dici e nemmeno di quelle che pensi ... Così è stato anche ieri a Torino quando "i giovani" hanno dato l'assalto e bruciato un campo nomadi. C'è qualcosa di assolutorio ex ante in questa "perenne ragazzitudine" - eh si sa, sono giovani ...
E' un buon pensiero questo - in fondo. Il mio amico Adriano oggi fa sessant'anni. Potrei dire che finalmente è diventanto grande.
Buona domenica
Dario Braga
9 Dicembre
E' stato pubblicato il bando sul sito dell'Agenzia sanitaria e sociale regionale il bando "Area 1 ricerca innovativa - Giovani Ricercatori"
Il bando consente a ricercatori strutturati e non strutturati "under forty" di presentare un loro progetto di ricerca autonomo, di importo compreso tra 50 e 250 k€, che può prevedere anche la copertura dello stipendio. Lo schema di riferimento è quindi quello della RSC "starting grant" e del FIRB "futuro in ricerca" ed è stato approvato dal comitato congiunto Regione-Università di cui faccio parte in rappresentanza di UniBo. Il finanziamento è ad personam ed è "portabile" nell'ambito della aziende ospedaliero-universitarie della Regione. Una iniziativa analpga è in discussione in Ateneo. Si ritiene utile creare dei canali di accesso alle strutture di ricerca che non dipendano esclusivamente dalle risorse assegnate ai dipartimenti ma che possano anche rappresentare un modo per attrarre ricercatori da altri atenei e, possibilmente da altri paesi.
Dario Braga
4 Dicembre
Statuto revised.
Bé, provo a mettere un punto di vista diverso sul tema della "revisione della revisione dello statuto" di UniBo. Il testo è stato analizzato in dettaglio, punto a punto, comma a comma. Sono ora richieste delle modifiche, alcune formali altre più sostanziali, ma tutte ispirate dall'intento di realizzare una maggiore aderenza ai principi ispiratori della riforma (piacciano o non piacciano, questo è altro problema). Chi si aspettava uno stravolgimento è rimasto forse deluso, chi si aspettava una approvazione in toto, anche.
Il punto per me più significativo è ancora quello del rapporto tra dipartimenti e scuole. Le modifiche richieste sembrano voler chiarire che il "nuovo" dipartimento (anche se tanto nuovo non è ricordandomi molto da vicino il mio istituto quando entrai all'università nel '71...) è il responsabile primo e anche ultimo della intera filiera formativa e voler chiarire - quindi - che le scuole non sono una metamorfosi delle attuali facoltà. Insisto: giusto o sbagliato è altra materia. Ma questo è. Una cosa curiosa di tutto questo è che il ruolo del corso di studio/laurea diventa ancora più importante perché al corso di studio competerà il compito ultimo di rilasciare il titolo di studio (non al dipartimento che avrà tanti corsi di studio e alcuni in multiproprietà, non alla scuola non ne avrà nessuno e sarà sostanzialmente un ombrello) e così sarà per il dottorato che sarà - alla lunga - proprio quello che "farà i dottori" (PhD ecc.) eppure questi - il dottorato e i corsi di studio sono i grandi assenti - un background - dell'intera operazione. Ma ancora più nascosto c'è il quintessenziale problema della gestione delle risorse (quelle umane ancor prima di quelle materiali), vero "pivot" dell'agire accademico. Le risorse saranno definite dai nuovi organi di governo. Lo statuto è in dirittura di arrivo e anche i nuovi dipartimenti. Per cui la partita si sposterà presto - anzi si è già spostata - su quali saranno gli obiettivi dell'Università nei prossimi anni - al tempo della crisi - e su quali obiettivi si chiederà il consenso.
Non c'è meccanismo, né statuto, che possa fare una università (o una qualsiasi istituzione) buona o cattiva, a quello ci penseranno le tante donne e i tanti uomini che andranno a occupare posizioni di responsabilità, come sempre.
Dario Braga
3 dicembre
FOOD FOR THE FUTURE. L’azione del Consorzio FoodBEST, guidato da UniBo, ha avuto successo. È stata infatti pubblicata la decisione della Commissione e nella prossima tornata di KIC (knowledge innovation community) per il 2014 saranno finanziate: 1) Innovation for healthy living and active ageing (improving the quality of life and well-being of citizens of all ages), 2) food4future (sustainable food supply chain, from farm to fork); 3) raw materials (sustainable exploration, extraction, processing, recycling and substitution of raw materials). L’inserimento del “food” nel primo gruppo consente a UniBo di competere per la leadership Europea di Food4Future. Il raggiungimento di questo obiettivo – ora possibile – caricherà UniBo di una forte responsabilità di coordinamento e di investimento tra sistema formativo e sistema industriale nel settore della alimentazione e della sostenibilità.
26 Novembre 2011
Sole24ore oggi - clicka qui
Purtroppo il titolo è fuorviante - ma, come si sa, i titoli li scrivono i titolisti. Spero che venga letto fino in fondo lo stesso perché penso sia un buon articolo.
Ecco nel seguito il testo originale
In questi primissimi giorni di attività del nuovo governo, al neo Ministro Profumo mi sento di sottoporre una richiesta e una idea. So già che, visti i tempi che corrono, entrambe le proposte potranno sembrare stravaganti, ma si tratta di due segnali di cui il sistema universitario e della ricerca hanno – a mio avviso – molto bisogno e subito.
La richiesta è quella di accelerare nella attuazione della legge Gelmini. Non perché sia una legge di straordinaria bellezza (la L240 contiene elementi positivi e negativi e lo abbiamo detto più volte) ma perché l’Università, che il Ministro ben conosce, di tutto ha bisogno in questo momento tranne che di rimanere in mezzo al guado.
E’ una esigenza pragmatica e di economicità di processo: già troppe energie sono state spese nello sforzo di attuazione della legge in vigore da un anno vuoi che si tratti della riorganizzazione dipartimentale vuoi della stesura di nuovi statuti vuoi della riorganizzazione delle carriere e delle regole di accesso. Mancano tuttavia ancora molti decreti attuativi senza i quali il sistema rimarrà “appeso” all’incoerenza normativa tra vecchie e nuove regole appesantendo ulteriormente la già complessa macchina burocratica e facendo mancare obiettivi. Si pensi solo al dottorato di ricerca. Il terzo livello della formazione accademica. La L240 prevede una riorganizzazione in coerenza con la riforma degli statuti e prevede operazioni di accreditamento presso l’ANVUR e tempistiche precise. Per non perdere i nostri laureati migliori verso dottorati esteri e per poterne attrarre da fuori verso i nostri abbiamo bisogno di muoverci ora per il prossimo ciclo. E questo è solo un esempio. Gli Atenei hanno bisogno di ricominciare a operare in un quadro di stabilità normativa e con tempistiche prevedibili.
E veniamo alla proposta. Il sistema della ricerca chiede un segnale forte anche simbolico. Finanzi l’Italia tutti i progetti “Ideas starting grants” presentati da ricercatori presso istituzioni italiane e che non hanno ricevuto il finanziamento dallo European Research Council per esaurimento del fondo. Per quanto mi è dato di sapere, nel 2011, sono state presentati 573 progetti nel programma di finanziamento riservato ai giovani. Di questi 54 sono stati valutati positivamente ma solo 28 sono stati finanziati. Sono progetti eccellenti che hanno subito un pesante vaglio da referee internazionali. Lo stesso sforzo andrebbe fatto per i progetti FIRB giovani “futuro in ricerca” che hanno subito sorte analoga, e, potendo, anche per i progetti PRIN 2009 che hanno raggiunto la soglia ma sono stati finanziati solo in parte.
Mi rendo perfettamente conto della “stravaganza” di una proposta di spesa a un governo nato per fare il lavoro difficile “senza se e senza ma”. Chiedere al MiUR di reperire nuovi fondi in questo momento può sembrare una ingenuità se non peggio. Non me ne voglia il Ministro. Il nostro sistema della ricerca, e so di non scrivere nulla di nuovo, ha bisogno di una iniezione di ottimismo e di un forte segnale di fiducia e di supporto. Tanto più se arriva a quanti si sono impegnati nella defatigante e molto spesso frustrante stesura di progetti di ricerca competitivi superando i vagli della valutazione. Finanziando “i bravi esclusi” non solo si attiverebbe con effetto immediato una ondata di ricerca di qualità in tutti i campi, ma si manderebbe un forte segnale di incoraggiamento ai gruppi di ricerca e ai singoli perché si impegnino ancor di più nella presentazione di progetti nella seconda parte del FP7, ancora ben finanziato, e perché si attrezzino alla progettazione per Horizon 2020 presentata la scorsa settimana alla Accademia dei Lincei, alla presenza del Presidente Napolitano, proprio nel giorno in cui nasceva il governo Monti.
Oubblicato sul Sole 24 Ore del 26 Novembre 2011
Mattinale di sabato : Non vogliamo proprio farci mancare niente.
Adesso che la Gelmini non c’è più un altro grande spettro si aggira tra le università: il ricorso per le tasse. Eh sì. Perché le leggi sono leggi, e siccome c’è una legge che lega l’importo massimo delle tasse di iscrizione all’università a una quota (20%) di quanto lo stato passa agli atenei per il loro funzionamento (fondo di funzionamento ordinario si chiama) se quello stesso stato decide, come ha fatto negli anni dei passati governi, di ridurre progressivamente il FFO è chiaro che l’importo delle tasse deve calare proporzionalmente Dura lex sed lex. Un nuovo fronte si è quindi aperto: gli atenei rei di “rubare soldi agli studenti”...
Ma come? Da là chiudono i rubinetti dei fondi alle università e di qua li stringiamo ancora meglio? Fantastico. Ma si sa, quando da noi si parla di tasse non c’è ragionamento, né parte politica, che tenga. Seguiamo allora lo sragionamento: calano i trasferimenti dalla stato, quindi calano i fondi che l’Ateneo può spendere per la didattica, per i servizi agli studenti, per l’edilizia, per la ricerca, per le borse di studio di dottorato – questo è male - ma siccome il tetto di tasse deve stare entro il 20% - calare deve anche l’apporto al funzionamento dell’università che viene dagli studenti, quindi deve calare ancora la spesa per la didattica, per i servizi agli studenti, per l’edilizia, per la ricerca, per le borse di studio di dottorato. Calano anche i docenti che si possono reclutare, cala la offerta formativa (aumenta l'affollamento nelle aule e nei laboratori), cala la spesa per le biblioteche, calano i fondi per le strumentazioni. Un miracolo. Finalmente tutti insieme con un unico obiettivo. Una straordinaria sinergia al ribasso. Merita un applauso.
Mi è stato chiesto ieri: “ma se non è lo stato che finanzia perché dovrebbero essere le famiglie a farlo?”.
Domanda importante che meriterebbe una lunga discussione (l'accesso alla cultura è un diritto, l'articolo 34 della costituzione, ma anche che le nostre tasse sono tra le più basse d’Europa e che in molti paesi non sono considerate “tasse” ma “costi”, come quelli per iscriversi a un corso di danza o di violino o di sci, o a una università PRIVATA per capirci … ecc. ecc.) ma è la domanda stessa che è sbagliata.
La domanda vera è, in questa circostanza, “ma se lo stato riduce i finanziamenti perché non dovrebbero fare altrettanto le famiglie?”. Bé, la risposta qui è semplice: bisogna impedire che l’università pubblica, bene comune, perda qualità e capacità di attrazione... Un po' retorico, no? Può essere, ma certo non saranno i meno abbienti ad andare a studiare all'estero o a scegliere università private... O no?
18-11-11
Fuori dal coro
A mio avviso, uno dei guai peggiori che ci potrebbe capitare sarebbe il rallentamento del processo di riforma della L240.
"Ma che dice questo? E' pazzo?"
"Quale occasione migliore, ora che il governo Berlusconi è caduto e la Gelmini è tornata a casa, per mettere una pietra sopra alla sciagurata stagione della 240?".
Ebbene, credo proprio - e invece - che fermare il processo di riforma adesso sarebbe "the ultimate offense" per il nostro sistema universitario. La 240, anche se non piace (e sappiamo che a molti non piace affatto), è legge dello stato ed è quindi in vigore a tutti gli effetti, ma mancano molti decreti attuativi. Chi spera di bloccare oggi il processo (e già si leggono invocazioni in tale senso e in tal senso vengono già fornite interpretazione del pensiero del nuovo ministro...) si deve rendere conto della paralisi nella quale il sistema si verrebbe a trovare. A qualcuno può anche andare bene - ma non può andare bene a chi vuole mantenere in piedi l'università, continuare a fare dottorati di ricerca, ad esempio, o avere organi di governo operativi (vogliamo OA, presidenze e direzioni di dipartimento ecc. in "prorogatio" a lungo?), o poter dare prospettive di carriera ai più meritevoli o reclutare forze nuove. Insomma, le Università hanno bisogno di un quadro stabile di certezze normative. Se si rimane in mezzo al guado, questa volta, non ci si bagna solo i piedi... Siccome indietro non si torna, meglio andare avanti e giocarsi la partita con il nuovo governo nel campo dei finanziamenti alla ricerca, della internazionalizzazione e del sostegno al ricambio generazionale. Me think
Dario Braga
15 -11-11
I ricercatori parlano alla città
Modulo per la domanda
Cari colleghi,
scrivo in merito al progetto“I RICERCATORI PARLANO ALLA CITTA’”, un’iniziativa interamente finanziata dalla Fondazione del Monte e che ha l’obiettivo di portare fuori dalle sedi tradizionali il lavoro e le attività dei ricercatori universitari, in modo che la città e i cittadini possano conoscere meglio e meglio apprezzare l’importanza della ricerca scientifica nella vita di tutti i giorni. L'annuncio è stato inviato oggi.
12-11-11
Oggi ho partecipato al Forum sull'energia rinnovabile al CNR e domani farò la lezione di apertura al Collegio Torleone insieme al Rettore. Avrei parecchio da mettere sul mio "intervento del sabato" ma dovrò attendere domani.
Dario Braga
E-cat: l'Università di Bologna non è coinvolta 5 novembre 2011
La precisazione dell'Ateneo in merito agli esperimenti condotti dalla società Leonardo Corp. L'Università di Bologna - in riferimento al servizio pubblicato su FoxNews.com e a diversi articoli usciti nelle ultime settimane – precisa di non essere coinvolta negli esperimenti sull'E-Cat condotti dalla società Leonardo Corp. di proprietà di Andrea Rossi. L'Ateneo precisa inoltre che: 1) nessun esperimento relativo all’E-Cat si è svolto presso l’Università di Bologna né il 28 ottobre 2011, né in date precedenti, né è stato condotto da ricercatori dell'Università; 2) l’Università di Bologna (Dipartimento di Fisica) è pronta a svolgere esperimenti sull’apparato E-Cat non appena il contratto siglato con la EFA SrL (la società italiana di Andrea Rossi) sarà reso attivo: a questo scopo erano presenti agli esperimenti, in qualità di osservatori, i ricercatori dell’Università di Bologna. L'Ateneo continua a seguire con grande attenzione l'evolversi della situazione.
5 Novembre 2011
Articolo sulla Valutazione della Qualità della ricerca Sole 24 Ore del 2-11-11 CLICKA QUI
Un lettore mi ha chiesto di elaborare su alcuni punti perché il titolo con il quale è uscito l’intervento è un po’ fuorviante. Premesso che, come tutti sanno, i titoli li scrivono i “titolisti” e non gli autori… il testo non vuole essere una critica quanto uno stimolo a considerare delle differenze tra aree che, con il modello adottato dall’ANVUR, rischiano di essere annullate a danno dell’intera operazione. Operazione di valutazione che attendiamo da anni e che tutti coloro che credono nella valutazione come strumento di governo vorrebbero pronta … per ieri. Ecco alcune integrazioni:
1) Per l’area scientifica, medico-clinica, tecnologica ma anche per parte delle scienze economiche e statistiche essere valutati come singoli per 3 pubblicazioni in 7 anni è una cosa molto triste. Per un periodo di questa lunghezza per molti di questi settori si parla in termini di decine di prodotti da cui estrarre i tre “campioni” – impresa un po’ assurda che rischia di fare emergere non la qualità media ma quella "occasionale" (é molto molto diverso se in 7 anni si ha 1 o 10 pubblicazioni su una rivista medio/alta). Per molte aree 3 lavori in 7 anni è al di sotto del "minimo sindacale" e la scelta di cosa mandare rischia di essere una sorta di roulette russa.
2) Vado oltre, come farà il GEV a valutare il ricercatore Tizio che in media pubblica 3 lavori all’anno ma su riviste scientifiche top (diciamo quinto o decimo percentile dell’IF?) in maniera costante (ma ne presenta 3 di questi 3x7=21…) e il ricercatore Caio che ha pubblicato 3 lavori nel 2005, magari uno persino su Nature, perché ha avuto una bella pensata finita lì oppure un buon postdoc indiano (o italiano poi fuggito all'estero) con un molta di voglia di lavorare, e poi nulla più? Tutto questo per ribadire, come ho scritto che “la densità di pubblicazione di qualità” è un parametro essenziale.
3) Ben diverso è il discorso se il criterio 3 prodotti / 7 anni si utilizza per chi pubblica libri, monografie, trattati ecc. Lì semmai il problema sarà distinguere tra la casa editrice a pagamento sotto casa (quando non in casa) e quella selettiva e ad ampia diffusione e comprendere il reale impatto della pubblicazione sul pensiero e a che livello – se nazionale o internazionale, ecc. ma questo è appunto il lavoro dei GEV che certamente saranno scelti per la loro autonomia e indipendenza di giudizio
4) Il vero motivo di preoccupazione per me è il “messaggio” che esce per i giovani dall’esercizio di VQR… per i giovani nell’area scientifica, ma non solo, viene fuori che per essere “attivi”, quando non eccellenti, per l’ANVUR basta mezza pubblicazione all’anno … continuo a pensare che non vada bene
5) C’è poi il punto del “team work”. Non è tanto il coefficiente numerico di proprietà che (grazie al cielo) è sparito, quanto – once again – al principio errato di dover suddividere e “assegnare” articoli per chi fa parte di un team. E’ tipico dei gruppi scientifici avere autori dello stesso gruppo su una pubblicazione. Faccio un esempio, un gruppo di 3 ricercatori dello stesso dipartimento pubblica su Nature un lavoro, ottimo risultato, eccellente (cito Nature perché tutti la conoscono anche se personalmente ritengo che i lavori di Nature abbiano raramente grande impatto nelle comunità scientifiche, ma questo è … altro dibattito). Nel momento che lo dico alla VQR quella pubblicazione su Nature potrà valere solo per 1 dei tre autori, che sarà probabilmente l’ordinario capofila mentre i ricercatori del gruppo dovranno scegliersi prodotti “minori”... Purtroppo c’è la “vulgata” che gli scienziati si spalmano su n pubblicazioni ma che, alla fine, uno solo fa il lavoro. E' una idea sbagliata e molto provinciale.
6) E arriviamo al punto delle strutture. Mi è stato ricordato che a pagina 17 il bando dice che i dipartimenti valutati devono essere quelli ex-lege 240. Vero, ma vero è anche che l’art 2 del bando dice che “I soggetti valutati sono ... in servizio alla data del presente bando ... i soggetti valutati appartengono alla struttura presso la quale operano a tale data (del bando) ... e i prodotti di ricerca ad essi associati sono attribuiti a tale struttura indipendentemente dall'affiliazione nella quale si trovano al momento della pubblicazione (del bando)...". Qui forse c’è solo un po’ di confusione ma temo molti contenziosi quando si andrà a “ripartire” tra dipartimenti vecchi/nuovi. L'indicazione dei nuovi andava posto nell’art 1. Oltre che i ricercatori/prodotti il vero problema è nel “riparto/assegnazione” di altre risorse – dottorandi – assegnisti – fondi ecc.
L’ULTIMA cosa di cui abbiamo bisogno è un defatigante esercizio di valutazione che non permetta di fare emergere veramente le istituzioni, le aree, e i dipartimenti meritori… Temo, per i punti 1 e 2 che l’algoritmo porti a un livellamento tremendo e consenta a molti di nascondere impudicizie dietro la valutazione ANVUR.
29 Ottobre 2011 / 1 Novembre 2011
In questo fine settimana che è un po' lungo interverrò su due cose:
a) la nuova organizzazione dipartimentale @ UniBo
b) il rapporto di genere @UniBo e alcuni dati sui finanziamenti alla ricerca
La nuova organizzazione dipartimentale.
Dopo un periodo di gestazione molto lungo, a tratti accidentato e sicuramente molto sofferto in alcune aree, abbiamo finalmente la nuova struttura dipartimentale. Di ridurre il numero di dipartimenti se ne parlava da anni, così come di ridurre il numero di corsi e di ridurre il numero di dottorati ecc. Riduzione inevitabile non foss'altro che per via della diminuzione del personale che è in corso ormai da diversi anni. Fin qui la storia passata.
Si corre il rischio, a mio avviso, che questa "dimensione storica" rimanga e venga trasferita nel processo di "aufbau" dei nuovi dipartimenti come se essi fossero il mero risultato di accorpamenti e non la costruzione di nuove strutture di ricerca e formazione. Esce sotto tono - e certamente è sfuggito a gran parte dei commenti di stampa seguiti alle decisioni del SA e del CdA di giovedì scorso - che i nuovi dipartimenti sono sì la metà di quelli di partenza ma anche che le loro responsabilità e funzioni sono almeno doppie se non triple come previsto dal nostro nuovo Statuto che è ora sotto valutazione al MiUR.
Lo Statuto recepisce ovviamente le nuove funzioni che la legge assegna ai dipartimenti, funzioni che vanno bene al di là di quelle attuali (ecco il concetto di RADDOPPIO). I 33 dipartimenti che sono stati varati giovedì sono molto diversi da quelli esistenti e non deve accadere che, nelle prossime settimane e mesi, questa sostanziale differenza venga persa nelle discussioni che sono già state avviate per la creazione della nuova governance. I nuovi dipartimenti avranno - quando insediati - tutto il budget del personale, decideranno concorsi e chiamate (in rapporto decisorio con gli altri OA come da Statuto), decideranno la didattica, i corsi, i dottorati, e gli "approvvigionamenti" di docenti da altri dipartimenti (in rapporto con le Scuole ma anche inter-Scuola), faranno ricerca - come la facevano prima - ma su dimensioni molto più ampie (alcuni dipartimenti sono molto molto grandi e raccolgono competenze molto molto diversificate) - e saranno responsabili per la ricerca che fanno e per il riparto delle risorse e saranno oggetti di valutazione da parte dell'ANVUR e quindi concorreranno alla definizione della valutazione dell'Ateneo tutto e quindi alla definizione delle risorse che arriveranno. Insomma roba pesante.
Il pericolo che si corre, e che personalmente non ritengo affatto remoto, è che si pensi a come "riorganizzare" le responsabilità (nuove direzioni di dipartimento e presto di scuole, nuove giunte ecc.) pensando "antico" e non "nuovo", magari anche facendosi auto-giustificare da un espresso o inespresso "rifiuto della legge Gelmini" perché "male assoluto" e non semplicemente legge dello Stato. Un atteggiamento conscio o inconscio di questo genere servirà a fare sì che "tutto cambi perché nulla cambi": le scuole saranno in fondo in fondo delle Facoltà ("dimezzati i dipartimenti e dimezzate le Facoltà" così qualche giornale ha scritto) di modo che il sistema di governance continui a essere bicefalo e poco trasparente, che la offerta formativa rimanga confusa e duplicata e triplicata, che la Romagna rimanga una "incertezza" del nostro sistema e che la ricerca venga relegata ad attività ancillare ecc. ecc.
Penso che dovremmo pensare al passaggio ai nuovi dipartimenti come il "tempo t = 0" della riforma e mi auguro che i più giovani, quelli che erediteranno quello che si farà nei prossimi mesi, partecipino e facciano sentire oggi la loro voce.
Dario Braga
breaking news: già dal prossimo RFO, i periodi di maternità verranno considerati ai fini dell'attribuzione della classe di finanziamento. Approvato dal SA.
I dati di genere @ UniBo
In occasione del convegno internazionale Donne docenti. L'eredità di Laura Bassi, organizzato e promosso dal CSGE sono stati messi a confronto i dati sulla composizione di genere delle università in Italia e in Europa.
Per quanto riguarda l'Alma Mater questi dati sono ogni anno analizzati dal Nucleo di valutazione. Riprendo qui solo il confronto tra il 2006 e il 2010 per notare la sistematica evoluzione verso differenziali minori: i Professori I Fascia donne sono passati dal 18.9 a 20.7%, i Professori II Fascia donne da 35.1 a 35.6, i Ricercatori donne da 47.3 a 48.3. Differenze piccole ma significative. Al contempo tra il personale tecnico e amministrativo si sta osservando il trend inverso: mentre nel 2006 il PTA era costituito al 66.2% di donne, nel 2010 lo è al 64%. Non grandi numeri, ma un trend è un trend e io penso che siano entrambi andamenti giusti e speriamo non siano arrestati o invertiti dalla situazione di crisi. Interessante è anche notare che i dottori di ricerca, quindi l' "output formativo" più elevato dell'Ateneo, sono approssimativamente 50:50.
Informazioni interessanti nel campo della ricerca vengono anche dai dati sulla partecipazione a programmi di ricerca competitivi sia nazionali sia internazionali. Nel FIRB “Futuro in ricerca” che si rivolge a ricercatori al di sotto dei 40 anni le domande presentate nella linea 3 da ricercatrici di ruolo è stato il 55% del totale (76 vs. 61), e nella linea 1 e 2, che si rivolge a non strutturati, è stat del 56% (82 vs. 46). Nel PRIN - programmi di ricerca di interesse nazionale - i progetti presentati dalle studiose sono stati il 28.5% del totale nel 2008, e il 29.2% del totale nel 2009. Per quanto riguarda l’accesso ai programmi FP7 la percentuale di domande di colleghe è stato il 16% del totale (31 vs. 158) con una considerevole differenziazione interna per i diversi tipi di programma (32% nel “people” vs. 11% nel “ideas”, 15% “cooperation” e 14% in “capacities”). Si tratta di dati incompleti che richiedono approfondimenti ma che mostrano comunque una forte capacità di proposizione nelle fasi iniziali della carriera o quando la carriera non è ancora iniziata. Il fatto che per PRIN e FP7 le percentuali si abbassino rispetto al FIRB può dipendere dal fatto che, soprattutto in area TS e medica, è molto comune che le domande di finanziamento siano presentate da gruppi di ricerca più frequentemente guidati da uomini. Altro elemento di ragionamento è che l’accesso a FP7 richiede ampia mobilità internazionale, necessità di organizzare e di partecipare a meeting ecc. E’ questo un elemento di ostacolo?
Sono aspetti da approfondire per poter introdurre accorgimenti efficaci. I dati vanno verificati e possibilmente confrontati su base nazionale e internazionale.
Una ulteriore considerazione riguarda il rapporto di genere nel personale amministrativo e tecnico che è ribaltato rispetto a quello nel personale docente. Personalmente ritengo che questo sia un problema serio quasi quanto la mancanza di parità di genere nelle fasce docenti. Amministrazione e amministrati: due mondi – uno prettamente maschile e uno prettamente femminile - che interagiscono nell’ambito di mansioni e strutture del lavoro diversissime.
Il problema vero è però tradurre le analisi in atti concreti e linee di indirizzo. Ritengo che – in primo luogo - vadano rimossi ostacoli alla pari opportunità e vada con rigore verificato il rispetto dei parametri di merito per le progressioni di carriera, terreno sul quale c'è ancora molto da fare.
Ed è necessario portare il problema della parità di genere su un piano pragmatico.
La "parità di genere" è come il "merito": sono cose che fanno bene all'istituzione nel suo complesso e quindi vanno promosse per ragioni di utilità sociale, per buona pratica, come si dice oggi. Istituzione o enti o aziende che operano in condizioni di pari opportunità e di meritocrazia sono più resilienti e hanno maggiore capacità di risposta alle sfide esterne.
22 ottobre 2011
Shopping @ UniBo
Martedì scorso abbiamo ricevuto la visita della delegazione delle otto Università di Hong Kong - ex colonia britannica, oggi regione amministrativa cinese, ma a statuto speciale.
La visita è stata organizzata in collaborazione con il Research Grants Council di Hong Kong, l'ente che sostiene le politiche di internazionalizzazione delle università di Hong Kong. Lo scopo della visita non era quello di cercare collaborazioni di ricerca o avviare relazioni di scambio di docenti e ricercatori, quanto quello di “attrarre studenti” di UniBo – studenti di laurea magistrale e di dottorato – perché vadano a studiare a Hong Kong. Il RGC offre alcune decine di borse di studio per studenti internazionali, l’alloggio nei campus e una serie di facilities. Uno potrebbe – ingenuamente – chiedersi “ma con tutti i milioni e milioni di studenti cinesi, hanno proprio bisogno di venire a cercare i nostri?”. Ebbene, Hong Kong che è Hong Kong, sa due cose: a) i nostri studenti sono bravi e ben figurano e rendono bene all’estero, b) la sua collocazione e la sua storia (e l'uso della lingua inglese in tutti i suoi corsi) la rende porta di ingresso privilegiata del mondo europeo e quindi in posizione strategica, un avamposto.
Ormai l’ hanno capito tutti, qui da noi si regalano buoni prodotti – non c’è mercato locale e quindi facile acquistare buona merce a basso costo. Altri paesi seguiranno a breve. L’ultima volta che sono stato in India – India, paese tradizionalmente esportatore di talenti – mi hanno chiesto se avevo studenti bravi da UniBo da mandare a Bangalore all’Indian Institute of Technology per il dottorato o per il postdoc.
Qui – chez nous – continuiamo a ripeterci addosso la lamentazione delle fughe dei cervelli, ecc. ecc. pur sapendo che l’unica cosa per arrestare la fuga dei cervelli non è quella di trovare qualche forma di protezionismo intellettuale per tenerli in gabbia (pretesa d’altra parte impossibile, tenerli qui per fare cosa?) quanto quella di creare condizioni di attrazione, mobilità, studiosi in ingresso da altri paesi e quindi creare condizioni per fare ricerca scientifica sia essa di base o sia essa applicata. E occorrono azioni al contorno. Occorre ricettività internazionale, con regole da paese civile (è più facile entrare in questo paese sbarcando a Lampedusa che all’aeroporto di Bologna per fare il ricercatore a UniBo), e occorre bilinguismo nei nostri percorsi formativi e in tutti gli aspetti della vita sociale. Occorre anche e soprattutto che subentri una classe dirigente in grado di comprendere (perché in possesso delle categorie mentali necessarie) queste esigenze e assumere atti conseguenti.
16 Ottobre
Tre ipotesi per il dottorato
Disclaimer: quanto segue è frutto di una elaborazione del tutto personale - preliminare a elaborazioni ufficiali - e senza alcuna presunzione di completezza. Nessuna scelta attuativa viene privilegiata non foss'altro perché non è noto il testo definitivo del DM MiUR sul dottorato né quali dottorati di ricerca saranno ammissibili. Suggerimenti e considerazioni (da inviare a dario.braga@unibo.it ) sono benvenuti.
Il "combinato disposto" della L240 e del DM sul dottorato (disponibile al momento solo in bozza), della riorganizzazione dipartimentale, e della riforma di statuto richiederà a brevissimo di avviare un ripensamento della struttura organizzativa, della governance e dei criteri di distribuzione delle risorse, e quindi dei criteri di valutazione, del dottorato di ricerca @UniBo.
Il DM sul dottorato contiene molti elementi importanti e di impatto anche se certamente, rispetto alla situazione attuale di UniBo, le modifiche che potrebbero avere maggiori conseguenze rispetto all'attuale struttura @UniBo (14 scuole, 52 dottorati, 315 borse a concorso, 205 da bilancio Ateneo) sono:
a) il numero di 6 borse di studio per poter attivare il corso,
b) le condizioni per la composizione del collegio docenti,
c) la disgiunzione del momento selettivo da quello di formazione delle graduatorie,
d) la possibilità di attivare dottorati insieme ad altri atenei e centri di ricerca ma nel rispetto di un non meglio precisato "ambito territoriale",
e) la attivabilità dei soli dottorati e curricula tra quelli indicati da MiUR
Per UniBo la applicazione tout-court del criterio numerico sulle borse di studio porterebbe alla necessità di ridurre il numero di corsi attivi mediante nuove aggregazioni a circa 30- 35 dottorati. Ovviamente quei dottorati che nel corso della riforma attuata @UniBo nel 2010 hanno scelto una forte aggregazione (scienze agrarie, veterinarie, chimiche, storia, ecc.) e già ora hanno collegi docenti ampi e bandiscono un numero di posti molto elevato saranno toccati marginalmente dal DM. Tutti i dottorati tuttavia dovranno confrontarsi con la nuova struttura dipartimentale.
Ecco quindi alcune ipotesi, molto approssimative, per iniziare a ragionare sul nuovo assetto e assumendo che il DM sia approvato nella forma al momento nota:
1) Ipotesi 1. I corsi di dottorato vengono sostanzialmente associati alle "filiere" formative dei dipartimenti come terzo livello di settore (dottorato in scienze giuridiche, aziendali, economiche, chimica, fisica ecc.) e quindi collegati direttamente alla nuova organizzazione dell'offerta formativa dipartimentale. Le risorse sono tutte in capo ai dipartimenti incluse quelle provenienti dal bilancio di Ateneo (budget integrato). Dottorati interdisciplinari (o interscuola) richiederanno accordi tra interdipartimentali e/o interscuola. Le attuali scuole di dottorato perdono significato.
2) Ipotesi 2. I corsi di dottorato restano sostanzialmente svincolati dai dipartim
