Le dimissioni da Consigliere comunale sono ora pienamente operative. Vediamo se così riusciamo a superare il “Paradosso di Casalecchio”
Il Paradosso di Casalecchio è il risultato della particolarissima situazione, uscita dalle elezioni del ’24, per cui la “maggioranza della minoranza” (5 consiglieri su 9, uno dei quali ero io) non è in grado di contribuire in alcun modo alla politica della città attraverso le attività consiliari nonostante essa sia espressione di un’area politicamente diversa ma “non-ortogonale” a quella della maggioranza.
Si potrebbe guardare al “paradosso” come la migliore controprova della efficacia del regolamento di funzionamento delle amministrazioni comunali nel garantire governabilità. Questo perché garantisce 1) una chiara distinzione di responsabilità e ruoli (15 consigliere/i della maggioranza e 9 consigliere/i delle minoranze), 2) evidenza pubblica delle delibere della governance, attraverso le illustrazioni / discussioni nelle commissioni, e lo streaming delle sedute consiliari, e 3) una solida differenza di voto consiliare a garanzia dell’approvazione di quanto sottoposto a delibera.
Una conseguenza diretta di questa impostazione è che è, a tutti gli effetti pratici, molto difficile per la maggioranza accettare e condividere proposte e idee provenienti dalla minoranza anche quando idee e proposte sono ritenute positive. Una lettura burocratica delle “regole del gioco” è che la maggioranza discute al suo interno e poi approva in Consiglio quanto portato in delibera da Sindaco e Giunta, mentre la minoranza, o le minoranze come nel caso di Casalecchio, possono/devono solo fare opposizione.
Quello che manca è il ruolo della politica.
Quello che rende il “Paradosso di Casalecchio” più paradossale è che la politica non sembra in grado di elaborare, come ci potrebbe invece aspettare dalla politica, contrapposizioni elettorali ormai vecchie di due anni, per affrontare il mondo che cambia, e che cambia … anche per Casalecchio.
Una volta maturata (sperimentalmente) la convinzione che non sia possibile, sia per i meccanismi di funzionamento del consiglio comunale sia per le prassi e le abitudini e la rete di relazioni interpersonali così intersecate a Casalecchio, contribuire “da dentro” non rimane che provarci “da fuori”.
Sarà forse possibile avviare momenti aperti di condivisione e di analisi di vecchi e nuovi problemi del nostro tempo (guerre e conflitti, intelligenza artificiale, povertà e accesso alle cure, formazione e innovazione, creatività giovanile e disagio giovanile, sicurezza percepita ed educata, ambiente e mobilità ecc. ecc.) riducendo il rischio che Casalecchio, intrappolato nel “Paradosso”, non riesca ad accogliere contributi positivi perché ritenuti – erroneamente – come proposti da “altre fazioni”.